Reiki – l’energia che sta cambiando il futuro della medicina veterinaria
- M.V. Claudia Barbieri
- 12 gen
- Tempo di lettura: 3 min
L’inizio dell’anno è sempre un momento di riflessione. In questo primo articolo del mio blog nel 2026, vorrei condividere alcune riflessioni sul futuro della salute animale e su come possiamo influenzarla positivamente—non solo per i nostri compagni animali, ma anche per le loro famiglie. Sempre più spesso, viviamo in vere famiglie multispecie.
Dal mio punto di vista, è innegabile che stiamo entrando in una nuova era della medicina—un’era che riconosce non solo il corpo fisico, ma anche le dimensioni sottili ed emotive che influenzano la guarigione e il benessere generale.
Nella sanità umana, il Reiki non è più visto solo come “alternativo”, ma sempre più come un approccio integrativo e complementare. Viene utilizzato in alcuni ospedali per supportare il recupero, ridurre lo stress e promuovere l’equilibrio di mente e corpo. Nonostante le sfide ancora presenti, la ricerca sulla terapia Reiki è cresciuta costantemente negli ultimi decenni.
Secondo il database World Reiki Research, che raccoglie articoli scientifici in più lingue, a giugno 2025 erano presenti oltre 400 studi peer-reviewed e più di 100 meta-analisi sul Reiki, mostrando una crescita costante anno dopo anno. Inoltre, il Center for Reiki Research elenca più di 150 studi peer-reviewed pubblicati in inglese, molti dei quali focalizzati sulla riduzione dello stress, gestione del dolore, benessere emotivo e qualità della vita.
Sorge quindi spontanea la domanda: perché questo stesso approccio integrativo non dovrebbe essere esplorato più a fondo nella medicina veterinaria?
Dalla mia esperienza come veterinaria, gli animali - proprio come gli esseri umani - sono esseri altamente sensibili. In effetti, molti animali sembrano percepire e rispondere ai cambiamenti sottili dell’ambiente in maniera ancora più chiara di noi. I loro processi di guarigione sono fortemente influenzati dalla calma, dalla sicurezza e dalla presenza compassionevole. Quando il Reiki viene integrato nelle cure veterinarie, non sostituisce il trattamento medico, ma lo supporta creando condizioni che permettono al corpo di guarire in modo più efficiente.
Dal punto di vista fisiologico, i benefici osservati negli animali sono simili a quelli descritti negli esseri umani. Ad esempio, negli esseri umani, il Reiki sembra favorire l’attivazione del sistema nervoso parasimpatico, responsabile del riposo, della riparazione e del recupero. Questo stato è associato a un aumento del rilascio di acetilcolina, un neurotrasmettitore coinvolto nel rilassamento del corpo. Inoltre, la ricerca in neurofisiologia ha dimostrato che l’aumento dell’attività vagale (parasimpatica) svolge un ruolo importante nella regolazione dell’infiammazione tramite quella che è nota come la via colinergica anti-infiammatoria. In termini semplici, quando il corpo è rilassato, riesce a prevenire risposte infiammatorie eccessive o dannose in modo più efficace.
Molti studi dimostrano anche che ormoni dello stress come il cortisolo tendono a diminuire durante una sessione di Reiki. È noto che l’elevazione cronica del cortisolo influisce negativamente sulla funzione immunitaria, sull’equilibrio ormonale e sulla resilienza generale. Sia negli esseri umani che negli animali, lo stress prolungato è associato a risposte immunitarie indebolite, aumento dell’infiammazione e maggiore suscettibilità alle malattie. Aiutando il sistema nervoso a uscire dalla “modalità sopravvivenza”, pratiche di supporto come il Reiki possono contribuire a ristabilire l’equilibrio, piuttosto che “stimolare” direttamente il sistema immunitario.
Dal punto di vista della salute, questi effetti modulanti dello stress possono essere particolarmente rilevanti in condizioni in cui lo stress emotivo o fisiologico peggiora i sintomi - come dolore cronico, ansia, problemi comportamentali, affaticamento, recupero post-operatorio, disagio correlato al cancro o cure palliative. Il Reiki non dovrebbe essere considerato un trattamento curativo a sé stante, ma può essere uno strumento di supporto prezioso che migliora il comfort, la stabilità emotiva e la qualità della vita. Può anche rafforzare il legame umano-animale, permettendo ai caregiver e ai professionisti di connettersi più profondamente con ciò che l’animale sta vivendo.
Non si tratta di sostituire la scienza, ma di ampliare la nostra definizione di cura. Man mano che la nostra comprensione della cognizione, della complessità emotiva e della sensibilità degli animali continua a crescere, forse anche i nostri approcci medici dovrebbero evolversi. Trattare gli animali come esseri completi non è un’idea radicale, ma il passo naturale successivo.
Quindi forse la domanda non è più perché dovremmo includere cure energetiche di supporto nella medicina veterinaria, ma quando. E forse, ancora più importante - quanto presto siamo disposti a iniziare. Il momento giusto è adesso!





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