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Mese della Consapevolezza del Dolore:Ripensare il dolore nella medicina veterinaria

17 ore fa
Tempo di lettura: 5 min

Settembre è il Mese della Consapevolezza del Dolore e ci offre l’opportunità di riflettere più profondamente su cosa sia realmente il dolore e se lo stiamo davvero trattando nella sua totalità. D'accordo con l’International Association for the Study of Pain, il dolore è "un’esperienza sensoriale ed emotiva spiacevole associata, o simile a quella associata, a un danno tissutale reale o potenziale". Questo significa che il dolore non è semplicemente un segnale nocicettivo che viaggia lungo un nervo, ma è influenzato anche dalle emozioni. Ed è proprio questa dimensione emotiva che spesso viene trascurata nella gestione del dolore in medicina veterinaria.


Le Linee Guida AAHA 2022 per la gestione del dolore nel cane e nel gatto descrivono il dolore lungo uno spettro che va dal dolore acuto e adattativo (cioè nocicettivo e infiammatorio, con una funzione protettiva che spinge l’animale a evitare ulteriori danni e favorisce la guarigione) al dolore cronico e maladattativo (cioè neuropatico e funzionale, nel quale il sistema nervoso diventa sensibilizzato e il dolore persiste indipendentemente dalla presenza di un danno tissutale in corso) (Gruen et al., 2022).


Per questo, anche il dolore nei nostri pazienti animali è multimodale, poiché coinvolge sistemi fisici, neurologici ed emotivi, che influenzano il comportamento, l’umore e la qualità di vita dell’animale. Il dolore cronico è più comune di quanto molti padroni e persino alcuni veterinari possano immaginare. L’osteoartrosi, per esempio, ha una prevalenza stimata vicina al 40% nei cani e superiore al 50% nei gatti (Gruen et al., 2022). Nei gatti, che sono maestri nel mascherare il dolore attraverso sottili cambiamenti comportamentali anziché attraverso vocalizzazioni evidenti, il problema spesso non viene riconosciuto fino a quando la mobilità, l’appetito, la socialità o il benessere generale non sono già compromessi.


Le linee guida AAHA sottolineano la necessità di passare da una gestione reattiva del dolore, orientata al semplice “controllo del danno”, a un approccio proattivo e multimodale: intervenire precocemente, rivalutare frequentemente e coinvolgere l’intero team di cura e il proprietario come partecipanti attivi nel riconoscimento dei cambiamenti comportamentali associati al dolore.


Nella pratica veterinaria convenzionale, FANS e oppioidi rappresentano normalmente le principali terapie utilizzate nei protocolli analgesici (Gruen et al., 2022). Tuttavia, un approccio realmente multimodale e olistico riconosce che la maggior parte dei pazienti può beneficiare di un supporto aggiuntivo. Per questo motivo, in questo articolo parleremo di alcuni degli strumenti olistici che possono essere utilizzati nella gestione del dolore nei nostri amati animali. Parliamo brevemente di alcuni dei miei preferiti:


Reiki – la mia terapia preferita per il dolore

Il Reiki è una pratica giapponese di guarigione energetica che ha mostrato effetti sul dolore sia nella ricerca umana sia in quella veterinaria. La ricerca di Pacheco et al. (2021), uno studio in cieco e controllato con placebo condotto su cagne sottoposte a ovarioisterectomia, ha dimostrato che gli animali che avevano ricevuto una singola sessione di Reiki postoperatorio presentavano punteggi significativamente più bassi alla Short-Form Glasgow Composite Pain Scale dopo 4 ore e punteggi più bassi alla scala analogica visiva del dolore dopo 4 e 8 ore rispetto ai gruppi di controllo e Reiki simulato (“placebo”). Nessun cane del gruppo Reiki ha richiesto morfina di salvataggio, rispetto al 30% dei cani del gruppo di controllo e al 40% del gruppo placebo. Anche la mia ricerca, altro studio randomizzato, controllato con placebo e in cieco, basato su sei sessioni settimanali di Reiki a distanza in cani adulti di età superiore agli 8 anni, ha evidenziato una riduzione statisticamente significativa del dolore riferito dai proprietari dopo la terza (P = .05) e la sesta sessione (P = .02) rispetto ai controlli. Nel gruppo Reiki, il 70,6% dei cani ha mostrato un miglioramento eccellente o moderato (Barbieri, 2025, J Am Holist Vet Med Assoc).


E l’omeopatia?

Anche l’omeopatia può essere utilizzata con successo nella gestione del dolore e, nella mia pratica clinica, la utilizzo frequentemente, soprattutto per il dolore muscoloscheletrico e per i post-chirurgico. Tra i rimedi omeopatici più usati troviamo Arnica montana, ampiamente utilizzata per ridurre gonfiore, ecchimosi e dolore muscolare profondo dopo traumi fisici o intenso esercizio. Per i disturbi articolari, Rhus toxicodendron viene frequentemente scelto per alleviare la rigidità e il dolore artritico che tipicamente migliorano con un movimento delicato e peggiorano durante il riposo. Ruta graveolens, invece, è tradizionalmente utilizzata soprattutto per i tessuti connettivi, offrendo sollievo in caso di stiramenti di tendini e legamenti. Oltre a questi tre rimedi, abbiamo anche Hypericum perforatum per il dolore neuropatico di tipo lancinante e Bryonia per i dolori articolari acuti, aggravati dal minimo movimento.


Nutraceutici e fitoterapia

Esiste inoltre una grande varietà di nutraceutici e fitoterapici che possono offrire un supporto positivo nella gestione del dolore. Ne citerò alcuni tra i miei preferiti e quelli che utilizzo più frequentemente.


Palmitoiletanolamide (PEA): è il mio nutraceutico preferito per la gestione del dolore. È un mediatore lipidico endogeno che modula l’attività dei mastociti e la neuroinfiammazione mediata dalle cellule gliali, meccanismi sempre più implicati negli stati di dolore cronico maladattativo. Secondo Britti et al. (2017), una formulazione contenente palmitoiletanolamide e quercetina ha ridotto l’infiammazione e i comportamenti correlati al dolore in modelli murini di dolore infiammatorio e osteoartrosico. Inoltre, un altro studio condotto su 58 cani da Rocca et al. (2023) ha dimostrato che l’integrazione alimentare con palmitoil-glucosamina co-micronizzata con curcumina è stata in grado di mantenere l’effetto analgesico indotto dal meloxicam nei cani affetti da dolore cronico grave associato all’osteoartrosi.


Curcumina e Boswellia serrata: anche queste due sostanze vengono sempre più utilizzate per il dolore associato all’osteoartrosi. Uno studio randomizzato e in doppio cieco condotto sui cani da Caterino et al. (2021) ha rilevato che una combinazione di acido boswellico e Curcuvet®, aggiunta a un nutraceutico convenzionale contenente glucosamina, condroitina e omega-3, produceva miglioramenti misurabili nelle forze di reazione al suolo valutate mediante analisi della deambulazione su pedana di forza, rispetto al solo nutraceutico. Gli effetti erano ancora visibili 60 giorni dopo la fine del trattamento. Nell’osteoartrosi umana, uno studio randomizzato, in doppio cieco e controllato con placebo, condotto su curcuminoidi associati ad acido boswellico ha mostrato un miglioramento significativo dei punteggi WOMAC relativi a dolore e funzionalità rispetto al placebo (Haroyan et al., 2018).


Altri supporti per il dolore. Gli acidi grassi omega-3 hanno una buona base di evidenze tra gli interventi nutrizionali per il dolore da osteoartrosi nel cane (Vandeweerd et al., 2012) e sono formalmente inclusi tra le opzioni non farmacologiche nell’albero decisionale AAHA. E non possiamo dimenticare i Fiori di Bach, che possono essere utili nella gestione degli stati emotivi associati al processo doloroso e dovrebbero essere utilizzati in base alle esigenze individuali dell’animale.


Come possiamo vedere, quindi, il dolore è molto più di un sintomo da sopprimere. È un’esperienza complessa che coinvolge il corpo, il sistema nervoso, le emozioni, il comportamento e l’ambiente dell’animale. Riconoscere questa complessità ci permette di andare oltre un approccio unidimensionale e verso una gestione del dolore realmente multimodale. Reiki, fitoterapia, nutraceutici, omeopatia e Fiori di Bach possono offrire un supporto all’interno di un piano terapeutico individualizzato, dandoci l’opportunità di ridurre la sofferenza e migliorare il comfort, contribuendo a una migliore qualità di vita.



 
 
 

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